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Riflessioni sulla pratica
Quanto sforzo c'è nella tua pratica?


Ciao :)
oggi vorrei proporti alcune domande per riflettere sulla tua pratica.
Quanto sforzo metti nella tua pratica? Lo sforzo è fisico o mentale? Lo sforzo è portarsi sul tappetino oppure, mettere in pratica nella vita di tutti i giorni ciò che impari sul tappetino? Come ti senti nei momenti di vuoto?
Ho terminato lo scorso weekend un corso di formazione di Vinyasa Krama e uno degli spunti dell’ultima lezione è stato un aforisma degli Yoga Sutra di Patanjali (il testo filosofico e spirituale più importante dello Yoga classico risale al II secolo d.C. circa ed composto da 196 sutra -aforismi- che definiscono lo Yoga come metodo capace di calmare le fluttuazioni della mente). Se pratichi da un pò, avrai già intuito che non si tratta di una semplice ginnastica per migliorare la flessibilità o ridurre lo stress (difatti nei sutra lo yoga fisico delle asana viene appena menzionato) ma di una vera e propria scienza di autorealizzazione.

Nello Yoga si parte dal corpo grossolano (Annamaya Kosha) per andare sempre più in profondo verso gli strati più sottili che sono contenuti nel nostro corpo fisico per ri-trovare la nostra vera natura, l’Atman (di cui ti ho parlato nella newsletter di Aprile).

Nel Pada 2.47 dei Sutra di Patanjali si parla di sforzo:
“Prayatna Saithilya Ananta Samapattibhya”
La postura può essere ottenuta con l’abbandono dello sforzo e dell’uso della volontà e con la continua consapevolezza dell’infinito come eterna esistenza.
Eseguire una postura senza sforzo vuol dire, innanzitutto, aver praticato la postura una quantità di volte necessaria per averla sperimentata e incarnata, aggiustata, sentita, quindi riuscire a stare in maniera “spontanea”, senza lotta. Arrivi al punto dove inizi a sentire una resistenza e ti fermi li. Se ti fermi prima, sei pigro.
L’altra metà dell’aforisma invita alla contemplazione dell’infinito, un modo per dire “vai avanti”, abbi fiducia dell’infinità possibilità dentro di te, continua senza sforzo, fallo dolcemente.
Così nella postura dello yoga come nella postura chiamata vita, quando c’è una lotta o un problema, ricordati questo aforisma, combattere per uscirne non aiuterà e risolvere il problema, è solo qualcosa di passaggio, deve esserci l’impegno sufficiente, la volontà ma allo stesso tempo la fiducia che l’intelligenza del corpo, che ha creato il corpo e che lo sostiene, è in grado di risolvere ogni situazione che sorge, senza affliggersi o aggiungere altra sofferenza.
Quindi che siamo sul tappetino o nel mondo, la posizione che prendiamo è la stessa, è un atteggiamento verso le cose che ci accadono, si tratta del nostro meccanismo di reazione, minore è il conflitto, maggiore è la bellezza.
Parola del mese: OM

Om, nella tradizione indiana, è il mantra per eccellenza, poiché incarna il suono primordiale dell’Universo.
La pronuncia di Om si compone di 3 lettere, ognuna con un significato preciso:
A si pronuncia con la bocca aperta e il suono parte dal diaframma. Corrisponde a Brahma, colui che crea il cosmo, quindi anche alla nascita e all’inizio, riguarda lo stato di veglia e collega la nostra coscienza al passato e alla parte inferiore del corpo
U si esegue chiudendo leggermente la bocca e mandando il suono verso il centro del palato. Corrisponde al dio Vishnu, colui che conserva il cosmo, quindi è collegato alle qualità di conservazione e trasformazione, riguarda lo stato di sogno e collega la nostra coscienza al presente e alla parte centrale del corpo
M si pronuncia unendo le labbra fino a far scomparire il mantra rilasciandolo e lasciando posto al silenzio. E’ collegato a Shiva, il distruttore del cosmo. Ed è legato al futuro, allo stato di sonno profondo e collega la nostra coscienza alla parte superiore del corpo
La parte finale in cui la vibrazione del suono sfuma nel silenzio rappresenta l’eternità posta al di sopra del tempo e della coscienza suprema, ciò che trascende ogni cosa.
Il canto di OM induce un rallentamento delle onde cerebrali facilitando il passaggio da onde Beta ad Alpha a Tetha, questo ha un effetto terapeutico poiché induce uno stato di lucidità maggiore, rilassamento e pace interiore. Questo è spiegato nei seguenti benefici:
riduzione di ansia e stress, stimolazione del nervo vago e regolazione del sistema nervoso autonomo, miglioramento della coerenza cardiaca e della respirazione, attivazione dei centri energetici (chakra) in particolare dei centri di cuore e terzo occhio, aumento di centratura, empatia e percezione interiore.
Il canto di Om, può avvenire a inizio pratica (per creare uno spazio puro dove accogliere l’energia della pratica) ma anche alla fine (per espandere questa purificazione anche fuori dalla pratica), può avvenire anche mentalmente se non te la senti di vocalizzare, può sostenere una meditazione con mantra, con il canto ripetuto a varie intensità utilizzando Om stesso come oggetto di meditazione e suono in cui dissolversi.
Pratica del mese: Om Chanting
Un podcast🎙️
Vi suggerisco questa puntata di Symposium podcast che invita personaggi davvero interessanti e sviluppa puntate lunghe e ricche di approfondimenti, non è una cosa veloce, ti accomodi e te la godi, oppure fai come me, ascolti quando viaggi in bicicletta!
Non conoscevo Riccardo Dal Ferro ma ho provato subito grande connessione con i temi di cui parla, tra cui il tema della morte e lo fa con spirito realistico, decisamente stoico!
Buon ascolto!
Codice sconto JADE15 per acquistare i prodotti della linea AMORE sul sito Biomanatura.
A presto!
Om Shanti✨
Giada
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