La sfiga esiste?

Ciao,

Bentornat* alle mie news in a letter.

Giorni fa mi trovavo alle isole Tremiti in un posto estremamente tranquillo, l’ideale per il mio standard di vacanze. Sveglia relativamente presto per fare colazione al buffet, un pò di pratica yoga, un tuffo in un’acqua incredibilmente cristallina, un pò di snorkeling e poi sole, un buon libro, podcast o parole crociate prima di tornare a consumare il pranzo. Spesso, sia al mattino che al pomeriggio ero sola poiché il mio ragazzo si è dedicato al tennis ed io ero più che felice di rendere questo lento ritmo ancora più libero.

Poi un giorno ha piovuto, faceva anche freddino, la prima cosa che ha detto il mio ragazzo è stata “che sfiga!”. Essere in vacanza al mare e beccare la pioggia. Poi scambiando messaggi con qualche amica la stessa reazione “che sfiga!”. Allora mi sono chiesta perché a me l’idea della sfiga non ha neanche sfiorato la mente? Perché, al contrario, provo una sensazione piacevole (che in inglese chiamerei coziness, in italiano si traduce con accogliente, avvolgente, confortevole)? Ho avuto l’impressione che l’idea di passare del tempo in una modalità più introspettiva e intima durante una vacanza al mare sembri solo tempo tolto alla dimensione del sole e del caldo (vorrei fare presente che io sono una grande amante di caldo e sole, sono un vero e proprio pesce tropicale).

Eppure per me quel temporale è stato prezioso. Mi ha dato gioia!

Come una parentesi quadra dentro una parentesi tonda. Uno spazio per rallentare ancora di più, se non per fermarsi addirittura. E a quanto pare fermarsi del tutto spaventa, ci porta in un luogo che non è familiare, verso un certo senso di colpa. Rimuove l’obiettivo di “produttività” anche dalla dimensione vacanza (che deve essere vissuta intensamente sennò ci sembra sprecata e bla bla bla…).

Ma non è proprio questo che vuole farci vedere lo Yoga?

Pioggia o sole, tristi o felici, nella luce come nel buio, se il mio “giardino interiore” non è coltivato, qualunque oscillazione del mondo esterno può metterlo a rischio.

Allora l’unica direzione che può rendermi seren*, così che io possa apprezzare ogni istante non è scegliere una meta migliore, un posto più caldo, pensare di poter controllare il meteo o scegliere un altro periodo dell’anno. Posso “esercitarmi” ad apprezzare quello che arriva, anche (e soprattutto) se non è ciò che mi aspettavo o che mi ero pianificat* perché il mio giardino interiore è coltivato e fiorisce. E allora posso apprezzare la bellezza di piante e fiori anche sotto la pioggia, innamorarmi delle goccioline di acqua che sostano su di una foglia di loto così come posso prendere un acquazzone e lasciare che i miei vestiti si bagnino e magari riderci su, ma posso sperimentare in quell’istante una grande euforia, come se stessi andando contro le regole non scritte di cosa si dovrebbe e cosa non si dovrebbe fare, di ciò che riteniamo giusto o sbagliato, qualcosa che si chiama libertà che a volte viene idealizzata così lontana da noi, innarrivabile, proprio perché ci mettiamo noi stessi i bastoni tra le ruote.

Forse la libertà si costruisce dimenticandosi l’ombrello, un acquazzone alla volta, o lasciandoci trasportare dalla corrente anche in un’altra direzione rispetto a quella prevista e riuscire comunque a godere del momento e soprattutto dell’esperienza. Che spesso e volentieri è semplicemente qualcosa di nuovo, di non familiare, che non abbiamo esperito ma che abbiamo solo ritenuto finora “qualcosa che non fa per noi”. Ma in quella “protezione” da ciò che immagino non sia per noi ci precludiamo un’esperienza, di conscerci un pò di più o sotto un’altra veste e a volte potremmo rimanere sorpresi del fatto che le cose vanno in maniera migliore di come ci eravamo immaginati.

Nello Yoga si dice che tutto è impermanente, inclusa la versione di noi che conosciamo e in cui ci fissiamo pensando di poter controllare anche quella. Ma il nostro corpo cambia, i nostri bisogni, i nostri pensieri sono in continuo mutamento, alcune cose ci piacciono e poi non ci piacciono più e viceversa. E possiamo solo scoprirci rimanendo aperti e in ascolto di ciò che cambia costantemente dentro di noi e in relazione al mondo esterno che, non mi stancherò mai di dire, è lo specchio in cui possiamo osservarci e conoscerci.

Quindi questo mese ti invito a lasciare uno spazio libero, per darti la possibilità di sperimentare cosa si prova e come ti senti.

Non è detto che risulti piacevole, bello e positivo, ma come per tutti gli inizi, spesso proviamo scomodità solo perché non rientra nelle nostre abitudini.

Tornando alla domanda iniziale “la sfiga esiste?” non ho una risposta, ma ricordo che anni fa quando mi accadeva qualcosa di bello ringraziavo la fortuna mentre quando accadeva qualcosa che non mi aspettavo, davo colpa alla sfiga, come se fossero due entità così potenti da decidere cosa meritassi.

Poi ho incontrato lo Yoga e ho iniziato a prendermi le mie responsabiltà senza dare colpe o meriti ad altri fenomeni e ho realizzato che se le cose vanno in un certo modo probabilmente dovevano andare così e che potevo fidarmi di un’entità più vasta, che mi piace chiamare Universo, che cerca sempre di sostenermi, ma anche che, se c’è una lezione da imparare me la ripropone finché quell’insegnamento non è stato integrato.

Parola del mese: Anitya

Anitya è il principio filosofico che rappresenta l’impermanenza e la natura transitoria di ogni fenomeno. Questo concetto nasce nel Buddhismo e si applica alla pratica Yoga nella consapevolezza che tutto ciò che sorge è trasitorio, i nostri pensieri, le sensazioni fisiche e le emozioni, tutto è destinato a passare.

Nella pratica fisica nessuna postura è definitiva, nelle posture più intense, la fatica e il tremolio sono passeggeri, questo ci aiuta ad accettare il momento. Nel respiro, inspirazione ed espirazione sono alternati e mutano, tutto nasce e tutto muore. Nelle emozioni veniamo investiti da varie intensità ma la loro durata è limitata ad una manciata di secondi, e con la pratica dell’osservazione (meditazione) riusciamo a vedere che i pensieri che scaturiscono le nostre emozioni sono come le nuvole nel cielo, arrivano e vanno.

Pratica del mese 🌻

Oggi è il solstizio d’estate, il giorno in cui la luce raggiunge il massimo della sua durata nell’arco dell’anno, è un buon momento per mettere pausa al flusso di pensieri che spesso travolge e prendere atto dei nostri traguardi, visto che siamo anche a metà dell’anno e ringraziare tutto ciò che ci ha portati fino a questo momento. Ti ricordo che i traguardi non devono essere necessariamente qualcosa di grande, poiché è dalle piccole cose che si costruisce la gratitudine.

Quindi prenditi anche solo 3-4 minuti di tempo per chiudere gli occhi e ripercorrere la strada fatta finora. Prova ad accennare un sorriso, dedica gratitutine a quel percorso. E poi porta le mani sul cuore e immagina che il tuo cuore possa toccare le tue mani, pensa a una tua qualità a cui vuoi portare luce ed espansione, qualcosa in cui mettere l’energia del solstizio.

Questo ti aiuterà a darti una direzione per il resto dell’anno.

Un podcast🎙️

Vi chiederete ma quanti podcast si ascolta questa? Giusto, me lo chiedo anche io a volte😂 ma negli ultimi anni lo spazio che prima occupavo con la musica (di ogni tipo) oggi è un tempo “fagocitato” dalla smania di sapere. Che si tratti di temi che avvalorano le mie realizzazioni odierne o che al contrario le contestino e mi mettano in discussione (forse quelli che preferisco), così che non resto mai ferma nelle mie convinzioni, tutto è benvenuto.

Ho scoperto recentemente Andrea Zurlini, filosofo, scrittore e formatore che ha lanciato recentemente questo podcast di cui sono innamorata. Anche qui gli episodi durano circa un’ora (anche due) ma vi prometto che ne vale la pena.

Buon ascolto e se ti va fammi sapere se ti è piaciuto.

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A presto!

Om Shanti✨

Giada

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